giovedì 15 marzo 2018

Trieste eclettica - (parte seconda)


Municipio di Piazza Unità
Trieste, piazza Unità e palazzo municipale, G.Bruni 1873 (foto Carlo Nicotra)

Se il polo costituito dal porto, dal parco ferroviario e dalla relativa stazione costituiva un elemento aggregatore per la realizzazione di una delle nuove “porte” della città, sul lato orientale dell'arco costiero urbano si andava configurando, contestualmente al notevole sviluppo delle infrastrutture industriali e cantieristiche, un ulteriore terminale di trasporti via terra, collegato alla ferrovia Transalpina e all'Istria, che faceva capo alla stazione ferroviaria di Sant'Andrea, realizzata nel 1887 dalle Ferrovie dello Stato austriache e sostituita, nel 1906, dalla Triest Staatsbahnhof progettata da Roberto Seeling. 


Trieste, stazione ferroviaria di Sant'Andrea, R.Seeling 1909.

Contestualmente alle nuove infrastrutture ferroviarie si gettavano le basi del secondo polo portuale cittadino, la cui realizzazione divenne assolutamente necessaria in seguito all'aumento dei traffici marittimi e alle inadeguatezze funzionali emerse dopo il completamento (nel 1887) del progetto di Paulin Talabot. La realizzazione della nuova infrastruttura, collocata nella zona costiera prospiciente l'area di Sant'Andrea sulla traccia del progetto di massima redatto da Eugenio Geiringer, venne avviata nel dicembre del 1897, e interrotta all'inizio della prima guerra mondiale. Assieme allo sviluppo dei due contrapposti centri produttivi e commerciali, la cui contrapposizione logistica aveva causato non pochi inconvenienti alla struttura urbana della città (non ultimo quello della linea ferroviaria di collegamento che correva lungo l'intero fronte mare cittadino), proseguiva il dibattito relativo alla gestione dello sviluppo urbano e venivano riproposti alcuni temi specifici, quali la redazione ed approvazione di un nuovo piano regolatore generale (Piano Lorenzetti del 1880), la questione della Città Vecchia e la sistemazione definitiva della piazza Grande, resa urgente in seguito all'interramento, avvenuto tra il 1858 ed il 1863, del medievale porticciolo del Mandracchio. 



Trieste, piazza Grande e Mandracchio nel 1806, prima degli interramenti (archivio del Comune di Trieste)

Il lungo dibattito avviato dalle autorità cittadine in merito alla tipologia da adottare per la realizzazione della nuova piazza, venne vanificato, come in tanti altri casi, dall'intervento, peraltro risolutore, dei capitali privati; in questo caso le Assicurazioni Generali, proprietarie di uno dei maggiori edifici che affacciavano sull'allora piazza San Pietro, il neoclassico palazzo Stratti, divennero il principale promotore delle proposte per la definitiva sistemazione urbanistica dell'area. 


Trieste, piazza dell' Unità, ex piazza Grande; a sinistra il palazzo della Prefettura (1901), il neoclassico palazzo Stratti (1839), il palazzo Modello (1871). Al centro il palazzo del Municipio (1873), a destra il neoclassico palazzo Pitteri (1780) l'ex hotel Garni (1873) e non visibile il palazzo del Lloyd  del 1880. (foto Daniela Durissini)

Dopo la conclusione di una complessa querelle tra i vari soggetti interessati, si arrivò alla soluzione definitiva, ove lo spazio urbano si apriva sul mare circondato, su tre lati, da una importante cornice architettonica. Sui due lati contrapposti si collocavano i neoclassici palazzi Stratti e Pitteri, l'Hotel Garni (poi Vanoli), commissionato dalle Assicurazioni Generali e progettato nel 1873 da Eugenio Geiringer e Giovanni Righetti lungo la linea di fabbrica dell'adiacente palazzo Pitteri, il palazzo del Lloyd Austro-ungarico, realizzato tra il 1880 ed il 1883 su progetto di Heinrich von Ferstel al posto della vecchia pescheria e il palazzo della I.R. Luogotenenza (ora palazzo della Prefettura), edificato tra il 1901 ed il 1905, con accenti architettonici neo cinquecenteschi, dall'architetto viennese Emil Artmann.


palazzo ex Luogotenenza
Trieste ex palazzo della I.R.Luogotenenza, particolare della facciata sulla piazza (foto Carlo Nicotra)

Lo sfondo architettonico principale della piazza veniva però dato dal nuovo palazzo comunale che riutilizzava lo stabile della vecchia sede magistratuale quale sede principale del Municipio. Nell'edificio, realizzato tra il 1873 ed il 1875 su progetto di Giuseppe Bruni, l'apparato decorativo recuperava accenti architettonici e decorativi di ispirazione sansoviniana in eclettica commistione con citazioni del manierismo germanico; la scelta voleva identificare, in uno dei suoi edifici pubblici più rappresentativi, Trieste quale città di confluenza tra la cultura veneta e quella mitteleuropea. 


Municipio - facciata
Trieste, palazzo municipale, dettaglio della facciata sulla piazza (foto Carlo Nicotra)

A completamento delle quinte architettoniche della piazza fu pure ubicato, sul sito della demolita chiesa di San Pietro, il palazzo Modello, progettato sempre dal Bruni nel 1871 e completato nel 1873 con caratteristiche architettoniche ispirate ad un ordinato eclettismo.


Palazzo Modello
Trieste, la facciata laterale del palazzo Modello a fianco del neoclassico palazzo del Tergesteo (foto Carlo Nicotra)

Ma fu l'intera città ad essere soggetta, tra la seconda metà del secolo XIX e lo scoppio della prima guerra mondiale, ad una profonda opera di trasformazione del suo tessuto urbanistico e nella sua immagine architettonica conseguente alle forti spinte speculative condotte dagli investitori immobiliari. In questo contesto economico e culturale verranno realizzati molti importanti edifici che, con le loro “nuove” architetture contribuiranno a modificare il tessuto dell'edificato ed a identificare la stagione eclettica quale periodizzazione evolutiva del periodo neoclassico. 


Palazzo Revoltella
Trieste, palazzo Revoltella, F.Hitzig 1853 (foto Carlo Nicotra)

Da ricordare, tra tanti altri importanti esempi, la realizzazione del palazzo Revoltella che Friedrich Hitzig, poi autore del casino Ferdinandeo (1856-58) sul colle del Farneto, progettò nel 1853 utilizzando caratteri neo rinascimentali di derivazione francese associati agli inserti neo greci del peristilio, le forme neo bizantine della chiesa serbo ortodossa di San Spiridione che Carlo Maciachini realizzò nel 1859-69 nel contesto del Canal Grande, gli inserti liberty della viennese Wagnerschule di Max Fabiani concretizzati negli edifici dell'hotel Balkan (1905) e casa Bartoli in piazza della Borsa (1905-06) e la “basilicale” struttura a tre navate in cemento armato e ferro che Giorgio Polli utilizzò nel 1913 per realizzare le navate del salone delle vendite della nuova pescheria, sul fronte mare del Borgo Giuseppino.


chiesa di San Spiridione
Trieste, chiesa ortodossa di San Spiridione, C.Maciachini 1859 (foto Carlo Nicotra)

Nel panorama degli edifici pubblici da ricordare certamente l'imponente Palazzo delle Poste e Telegrafi, realizzato tra il 1890 ed il 1894 sul sito già occupato dalla vecchia dogana, all'interno del Borgo Teresiano; l'architetto austriaco Friedrich Setz ideò il grande edificio dell'amministrazione asburgica conciliando le istituzionali esigenze funzionali e rappresentative con le caratteristiche formali del palazzo classico italiano. 



Trieste, Palazzo delle Poste e Telegrafi, F. Setz 1890, xilografia del prospetto principale. 

Un ultimo cenno, che sfiora appena l'ampio ed articolato contesto delle architetture eclettiche triestine da citare, va rivolto all'opera di Giovanni, Ruggero ed Arduino Berlam, tre generazioni di una famiglia di architetti, attivi in città tra il 1847 ed il 1946. 


Berlam -palazzo Gopcevich
Trieste, palazzo Gopcevich, G.Berlam 1850, particolare della facciata (foto Carlo Nicotra)

Giovanni progettò nel 1850 per Spiridione Gopcevich, un edificio che affacciava, sul Canal Grande, un prospetto che, ricco di motivi ornamentali romantici ispirati in parte dal committente e in parte ripresi dal Palazzo Ducale di Venezia, si poneva quale interessante eccezione al gusto architettonico predominante. Il connubio professionale tra Ruggero, figlio di Giovanni, ed il figlio Arduino, generò una serie di opere architettoniche che si pongono tra i principali esempi dell'eclettismo triestino. Ricordiamo il palazzo Vianello, che, realizzato nel 1904 in piazza della Caserma (l'attuale piazza Oberdan), contrapponeva una struttura in cemento armato, ancora inconsueta, ad una facciata riccamente decorata da motivi scultorei, l'importante palazzo sede della Riunione Adriatica di Sicurtà che, realizzato tra il 1909 e il 1914, costituirà un'importante quinta architettonica di matrice neo rinascimentale della piazza Nuova (ora piazza della Repubblica) e la sinagoga (1908-12) che, caratterizzata nelle sue tre facciate da influssi stilistici di derivazione orientale, costituiva, nella sua complessità strutturale, uno dei rari casi di mediazione tra un modello ad impianto basilicale e un sito dedicato al culto e al cerimoniale ebraico. 


Trieste, Sinagoga, Ruggero ed Arduino Berlam 1908.

Sarà Arduino dopo la morte del padre, con la costruzione del palazzo Aedes, tra il 1926 ed il 1928, a realizzare un'opera capace di porre l'accento sulla capacità dell'eclettismo di assorbire ed utilizzare modelli di eterogenea natura; l'edificio, denominato anche “grattacielo rosso”, situato nel punto d'incontro tra le rive ed il Canal Grande e prospiciente la facciata settentrionale del neoclassico palazzo Carciotti, riprendeva, con la sua massiccia mole realizzata in mattoni rossi a vista, l'idea spaziale e geometrica delle nuove strutture d'oltreoceano; l'abbandono nella realizzazione dell'opera, di tutti i motivi formali di derivazione classica, costituirà un'apertura, nel contesto culturale cittadino, per le architetture del nascente Movimento Moderno.

Trieste, palazzo Aedes, A.Berlam 1926, particolare della parte sommitale. 


mercoledì 7 marzo 2018

Trieste eclettica - (parte prima)

castello di Miramare

Trieste, castello di Miramare, Carl Junker 1856  (foto Carlo Nicotra)


Trascorso il primo quarantennio dell'Ottocento, durante il quale lo sviluppo della città, condizionato dalla continua ascesa della curva demografica, era abbastanza agevolmente assorbito dall'ampia reperibilità di aree edificabili nel contesto dei Borghi già strutturati, l'espansione urbana comincia ad interessare le ampie aree, sino a quel momento non edificate e marginali rispetto al centro, situate oltre la barriera naturale costituita dai torrenti Grande, Chiave e Farneto. La copertura di questi corsi d'acqua, effettuata tra il 1835 ed il 1849 nel tratto tra Largo della Barriera Vecchia e via Arcata ed il successivo ritombamento del torrente San Giovanni, lungo il tracciato delle attuali vie Giulia e Battisti, rese possibile l'espansione della città lungo un nuovo importante asse urbano (che prese il nome dall'allora governatore conte Stadion) e lo sviluppo di un contesto edilizio, costituito da edificato residenziale e commerciale, arricchito da ampie vie di collegamento, slarghi e piazze, quali la contrada e piazza della Legna e la contrada e piazza della Barriera Vecchia.



Trieste, Largo della Barriera Vecchia in un'immagine di inizio Novecento. 


Mentre nell'ambito del residenziale Borgo Chiozza la valorizzazione della contrada dell'Acquedotto, accesso al bosco del Farneto che si concludeva nella Caffetteria del Boschetto (1830), connotava il luogo quale spazio dedicato al passeggio, ritrovo e svago, nell'adiacente Borgo Maurizio le attività industriali del primo impianto edilizio venivano dismesse ed allontanate, dopo il 1840, in seguito alla realizzazione dell'imponente quadrilatero del nuovo ospedale civile. Questo importante edificio a pianta rettangolare (190 x 138 metri e corte alberata di circa 160 x 107 metri) inaugurato il 22 luglio 1841, venne dimensionato sulla previsione di una popolazione in rapida crescita; esso trovava modello tipologico nell'Allgemeines Krankenhaus di Vienna, radici classiche del suo impianto architettonico nell'Asklepeion di Pergamo e conformità tecnologica nei modelli di organizzazione sanitaria proposti dalla manualistica architettonica dell'Illuminismo. All'espansione urbana generata nell'area del Borgo Franceschino dalla presenza della nuova struttura sanitaria, si contrapponeva, nel corso degli anni quaranta, la crescita, al capo opposto della città, di un'altra importante componente urbana. Le attività industriali che iniziavano a svilupparsi nel contesto territoriale triestino, trovarono logica ed adeguata localizzazione nell'area, sufficientemente defilata dal centro cittadino, situata nel Vallone di Muggia, tra il promontorio di Sant'Andrea e l'area di Chiarbola. A tale sviluppo fece seguito l'importante inurbamento della zona di Rena Nuova, ove cresceva rapidamente il rione operaio di San Giacomo, finalizzato ad ospitare la manodopera per le nascenti industrie. Nel 1835 nell'area di Sant'Andrea avviarono la loro attività le fonderie Strudthoff, che dal 1845 diverranno uno stabilimento per la costruzione di macchine a vapore, nel 1839 venne fondato, dall'architetto navale veneziano Gaspare Tonello, il cantiere navale San Marco, mentre nel 1853 veniva intrapresa la costruzione, su progetto dell'architetto Hans Christian Hansen, del nuovo arsenale navale del Lloyd Austriaco. 



Trieste, nuovo arsenale del Lloyd, prospetti principali  (dal progetto di Hans Christian Hansen)


Hansen, che aveva già collaborato con il Lloyd progettando, in Grecia, le stazioni marittime di Lutraki e Kalimaki presso Corinto, riprendeva, nel progetto della torre d'accesso al complesso dei fabbricati, i concetti neomedievalisti dello Rundbogenstil che seguiva assieme al fratello Theophil. Questi accenti architettonici, identificati anche con la denominazione di gotico quadrato e abbastanza diffusi nel contesto mitteleuropeo della metà dell'Ottocento, verranno successivamente rivisitati da Carl Junker (castello di Miramare, e castelletto dell'Aquedotto) e da altri progettisti, per alcune realizzazioni nell'ambito cittadino (es. la fabbrica di birra Dreher). 

castelletto dell' Acquedotto

Aurisina, castelletto dell' Acquedotto, Carl Junker 1855 (foto Carlo Nicotra)


Le opere di costruzione dell'arsenale, completate nel 1858 a seguito della formazione di un poderoso terrapieno, vennero seguite dall'ingegnere Edward Heider, coadiuvato dai tecnici della società Felice Polli e Giambattista Tonello. A completamento del polo industriale Sant'Andrea-Chiarbola si aggiunse, dal 1864, la dislocazione nell'area della nuova Usina Comunale del Gas al cui interno venne realizzato, all'inizio del '900, su progetto dell'ingegnere Francesco Buonaffi, il monumentale gasometro della capacità di 20.000 mc. Lo sviluppo dell'industria meccanica e navale nel comprensorio triestino arrivava, dopo la metà dell'Ottocento, quasi a compensazione del periodo di crisi economica che si stava concretizzando in seguito alla progressiva perdita della funzione emporiale del porto. Sull'attività dello scalo infatti si rifletteva la crisi politica austriaca conseguente alla perdita dei territori del Lombardo-Veneto e del Friuli, la concorrenza del porto di Fiume e la contestuale evoluzione del sistema dei trasporti ferroviari che, con l'apertura di nuove direttrici, confinava il porto triestino in un semplice punto di passaggio delle merci.

Trieste, mappa indicante le linee di costruzione del nuovo porto e parco ferroviario (archivio del Comune di Trieste)


La crisi, decisamente aggravata dai ritardi nell'esecuzione delle nuove opere portuali previste dal piano elaborato tra il 1861 ed il 1862 dall'ingegnere francese Paulin Talabot (la realizzazione delle banchine e delle opere foranee si protrasse tra contrasti e difficoltà sino al 1887), avrà termine tra gli anni ottanta e novanta con il completamento di una serie di importanti infrastrutture, quali il parco ferroviario realizzato dalla Südbahn tra il 1850 ed il 1857 nell'area compresa tra l'ambito portuale il Borgo Teresiano ed il colle di Scorcola, la razionalizzazione dei collegamenti ferroviari tra Trieste e il centro Europa e l'avvio, da parte austriaca, di una nuova politica commerciale nei confronti dell'oriente. Il Drang nach Osten, la “spinta verso oriente” attuata dalla monarchia asburgica, facilitata anche dall'inaugurazione, nel novembre del 1869, del canale di Suez, darà infatti alla città ed al suo porto un nuovo floridissimo periodo che toccherà la sua fase migliore nei primi anni del Novecento protraendosi sino all'inizio del primo conflitto mondiale. Analogamente a quanto accaduto tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, alla ripresa del motore economico cittadino fece seguito una importante evoluzione della struttura urbana che non si limitò ai puri parametri quantitativi derivanti dall'incremento demografico, ma fu pure correlata all'evoluzione culturale che si stava concretizzando in quel periodo nei maggiori contesti urbani del continente. La scelta delle direttrici dello sviluppo urbanistico da dare alla città e quella dei modelli architettonici da applicare alle nuove costruzioni, subiva un'evoluzione che partiva dai modelli classici che avevano costituito l' ossatura per la nascita e lo sviluppo della città teresiana, per approdare ad un nuovo contesto culturale che vedeva, con lo sviluppo della società industriale ed il consolidarsi del potere borghese, la necessità di affermare la propria identità culturale. Nel contesto architettonico la libera manipolazione di elementi formali del passato, differenziati in ragione delle svariate culture nazionali e regionali ed intrecciati negli ideali della emergente cultura romantica, portò a quell'utilizzo, di elementi stilistici eterogenei, comunemente identificato quale arte dell'eclettismo e Trieste, proseguendo la sua crescita per parti compiute, non mancò di dotarsi di architetture che superavano gli accademici concetti neoclassici per approdare ai nuovi modelli. Contestualmente alla nascita del parco ferroviario alle pendici del colle di Scorcola ed alla crescita del rione di Roiano, il Comune provvedeva alla realizzazione di una nuova direttrice viaria che, con il prolungamento della contrada del Lazzaretto Nuovo, collegava la città al castello con parco che l'Arciduca Massimiliano d'Asburgo aveva iniziato a realizzare, quale sua dimora, sul promontorio di Miramare. 


Sintra (Portogallo), Palácio Nacional da Pena


Massimiliano maturò l'idea di questo edificio ispirandosi al Palácio di Sintra in Portogallo, che il Principe Ferdinando di Sassonia aveva realizzato nel 1840 utilizzando un connubio tra diversi stili architettonici evocativi ed un ambiente naturale di pregio, e ne affidò il progetto all'ingegnere austriaco Carl Junker, ideatore nel 1855 del Castelletto dell'acquedotto di Aurisina. 


castello di Miramare

Trieste, castello di Miramare, particolare dell' alzato  (foto Carlo Nicotra)


Junker, per soddisfare le precise volontà del committente in merito alle caratteristiche architettoniche da applicare, fece uso degli stilemi propri all'eclettico neo medievale che trovavano riferimento nell'opera e nel pensiero degli architetti danesi Theophilus ed Hans Christian Hansen, già attivi a Trieste, e palesi similitudini in diverse costruzioni coeve nordeuropee quali lo Schloss Babelsberg realizzato a Potsdam nel 1835 su progetto di Karl Friedrich Schinkel e lo Schloss Kittendorf che Friedrich Hitzig, allievo di Schinkel, realizzò tra il 1848 ed il 1853. 


Potsdam, Schloss Babelsberg, K.F. Schinkel ,1835 (foto R.Möher)


Schloss Kittendorf, F. Hitzig, 1848.


Il castello di Miramare, la cui costruzione iniziò nel 1856, fu completato dopo la morte di Massimiliano. Nell'area di raccordo tra la città (Borgo Teresiano), l'impianto portuale in corso di realizzazione ed il parco ferroviario, veniva edificato, nel 1857 il primo edificio della stazione viaggiatori, sostituito, nel giugno del 1878, da un'importante struttura neo rinascimentale ideata dall'ingegnere austriaco Wilhelm Ritter von Flattich, già progettista della Südbahnhof di Vienna. 


Trieste, la stazione centrale in una foto di inizio Novecento.


Contestualmente alla realizzazione del terminal ferroviario veniva dato corso all'urbanizzazione ed alla pavimentazione del piazzale antistante (l'attuale piazza della Libertà) e venivano autorizzate diverse iniziative immobiliari private che avrebbero dotato ben presto l'area pubblica di compatte quinte architettoniche. Tra queste ricordiamo il palazzo che gli architetti viennesi Anton Gross e Wilhelm Jelinek edificheranno (1878-81) in stile neo rinascimentale, per il costruttore navale Antonio Panfilli, ed i palazzi Kallister (1879-82) ed Economo (1884-87), nei quali l'uso di articolati elementi architettonici neogreci nell'organizzazione dei prospetti principali, porterebbe a collegare le caratteristiche formali dei progetti, attribuiti correntemente agli architetti Giovanni Scalmanini e Luigi Zabeo, alla dottrina del greek revival che in quel momento a Trieste trovava in Theophilus Hansen autorevole esponente.

Trieste, palazzo Economo in una foto di inizio Novecento




venerdì 16 febbraio 2018

Trieste e il neoclassico

palazzo Carciotti

Trieste. Palazzo Carciotti, prospetto principale (foto Carlo Nicotra)

Il nuovo assetto territoriale venutosi a creare dal 1815, successivamente al Congresso di Vienna, riportava Trieste, dopo la parentesi napoleonica e la provvisoria annessione alle Provincie Illiriche, sotto il controllo dell'impero Asburgico. La riconferma del ruolo di principale emporio e porto austriaco favorì la ripresa economica e commerciale, il repentino, consistente, incremento demografico interno ed il riavvio di quella forte corrente immigratoria proveniente dai territori dell'impero e dai più ampi ambiti mediterranei ed europei, già vista in periodo teresiano. L'impellente necessità di una rapida crescita urbana, congiuntamente alla conferma, da parte del governo austriaco, del precedente ordinamento napoleonico, che estendeva il diritto di acquisto, frazionamento e rivendita dei terreni edificabili a tutti i privati, diede avvio, alla realizzazione nella prima metà del secolo di una serie di nuovi borghi, aggregati alla città nuova già costruita, ad una profonda opera di ricostruzione ed ampliamento di quanto già edificato e alla conseguente nascita di una nuova, fortunata, classe di imprenditori. 


Trieste. Planimetria del 1912 di un' area di sviluppo urbano tra il Borgo Teresiano, la Città Vecchia e i nuovi borghi.  

La crescita urbana in adiacenza al Teresiano ed al Franceschino e la ripresa delle iniziative, atte a dotare il contesto urbano di adeguati supporti infrastrutturali (nel 1818 viene edificato l'Istituto dei Poveri, nel 1826 la nuova prigione, nel 1840 termina la costruzione del nuovo ospedale e all'esterno della città viene realizzato il nuovo cimitero di Sant'Anna) furono ulteriori stimoli per le imprese commerciali locali, ma anche continentali ed extraeuropee, per avviare crescenti e significative attività legate all'investimento immobiliare. Conseguentemente la città, nel suo impellente impegno volto a dotarsi di un adeguato tessuto residenziale e commerciale, scopriva la necessità di mostrare con segni evidenti e tangibili l'evoluzione della sua ricchezza, adottando a tal fine i linguaggi dell' urbanistica e dell' architettura utilizzati, negli ambiti di crescita urbana e nel medesimo contesto temporale, in Italia e nel resto dell'Europa. 


Claude-Nicolas Ledoux. 1785-1789. Progetto per una "Casa dei sorveglianti  del fiume" 

La cultura architettonica nascente, emersa dalle considerazioni “naturalistiche” esplicitate nel 1753 da Marc Antoine Laugier nel suo Essai sur l'architecture e dalle architetture “rivoluzionarie” di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux, In Italia trovava riscontro nel pensiero funzionalistico e scientifico di Carlo Lodoli e Francesco Milizia e significativa evoluzione in seguito allo studio dei primi ritrovamenti archeologici ad Ercolano e Pompei (1719 e 1738), nell'opera di divulgazione operata da Anton Raphael Mengs e Johann Joachim Winckelmann e nelle visionarie riproduzioni grafiche di Giovanni Battista Piranesi.

Giovanni Battista Piranesi. Roma. 1761. Visione interna del Pantheon.

La particolare vocazione neoclassica per il rinnovamento architettonico ed urbano, esplicitata nel radicato neopalladianesimo veneto, dai pragmatici interventi romani di Giuseppe Valadier, nelle opere di Pietro Bianchi a Napoli di Leo von Klenze a Monaco, John Nash a Londra e Karl Friedrich Schinkel a Berlino, si prestava particolarmente a divenire il nuovo linguaggio atto ad accomunare lingue e culture di svariate origini nel contesto della emergente e dinamica realtà emporiale triestina ove, allo sviluppo del tessuto urbano, si aggiungeva una mirata caratterizzazione architettonica dei nuovi poli monumentali. 



Napoli. Pietro Bianchi 1816. Basilica neoclassica di San Francesco da Paola in piazza Plebiscito (foto Carlo Nicotra)

Nasceva così, dall'evoluzione dello schematico piano del Distretto Camerale, il complesso del Canal Grande - Piazza del Ponterosso; la prospettiva del canale, che entrava nel reticolo teresiano, assumeva quale scenografico elemento di chiusura, la nuova chiesa di Sant'Antonio progettata dall'architetto ticinese Pietro Nobile. 

chiesa di Sant'Antonio e Canale

Trieste. Canal Grande e chiesa di Sant'Antonio (foto Carlo Nicotra)


Il suo progetto, vincitore del concorso del 1808, utilizzava lo schema delle architetture classiche romane, Pantheon in primis, caratterizzando l'edificio con il monumentale pronao esastilo che allora si specchiava nelle acque del Canale. La fabbrica, che sostituiva la precedente chiesa barocca realizzata nel 1767, fu avviata nel 1828 per concludersi solo nel 1842. 

chiesa Sant'Antonio

Trieste. Chiesa di Sant'Antonio, particolare del pronao (foto Carlo Nicotra)


Nel frattempo, a poche centinaia di metri di distanza dall'imbocco del Canale, si andava strutturando un ulteriore polo monumentale cittadino, costituito dal complesso di piazze urbane che trovava fulcro architettonico nel nuovo palazzo della Borsa. L'edificio, progettato dall'architetto maceratese Antonio Mollari, venne realizzato tra il 1802 ed il 1806 su un lotto a pianta triangolare che necessitava, data la sua natura paludosa, di importanti opere di bonifica. 

palazzo della Borsa

Trieste. Palazzo della Borsa. Prospetto principale sulla piazza (foto Carlo Nicotra)


La facciata principale, che si proponeva, a scala urbana, quale terminale degli assi visivi obliqui che caratterizzavano i principali accessi viari alla piazza, era organizzata con un colonnato dorico, ispirato alle architetture del Vignola, completo di metope e coronato da un timpano; al nuovo edificio si affiancherà successivamente, quale completamento dell'organizzazione della piazza, l'imponente Palazzo del Tergesteo, progettato nel 1840 dall'architetto triestino d'origine belga Francesco Bruyn. 

Trieste. Piazza della Borsa con gli edifici della Borsa e del Tergesteo in una stampa del 1854 (archivio del Comune di Trieste)


Alla piazza della Borsa, la cui sagoma planimetrica trapezoidale raccordava l'orientamento ortogonale del Borgo Teresiano con la parte marginale della Città Vecchia, si collegava la piazza del Teatro (l'attuale piazza Verdi), ove la facciata postica del Tergesteo si confrontava con il prospetto monumentale del Teatro Nuovo. Matteo Pertsch, subentrato nel 1799 a Gianantonio Selva, primo progettista dell'edificio e già autore del Teatro La Fenice di Venezia, trovò ispirazione nell'opera di Giuseppe Piermarini, suo maestro all'Accademia di Belle Arti di Brera, organizzando la facciata sulle linee architettoniche neoclassiche che il Piermarini stesso aveva utilizzato nel progetto del Teatro alla Scala di Milano. Il Teatro Nuovo fu completato nel 1801 assumendo nel 1901 il nome definitivo di Teatro Comunale Giuseppe Verdi.

teatro Verdi

Trieste. Teatro Giuseppe Verdi. Prospetto principale sulla piazza (foto Carlo Nicotra)


Il terzo elemento urbano del nuovo “centro” divenne la piazza Grande (già piazza San Pietro e dal 1918 piazza dell'Unità), il cui sviluppo contribuì a cancellare definitivamente e completamente l'assetto portuale medievale e le testimonianze storiche ad esse collegate. Sul nuovo spazio, delimitato dal seicentesco palazzo magistratuale (rifatto nel 1871 dall'architetto Giuseppe Bruni), insistevano gli edifici neoclassici del palazzo Stratti, realizzato nel 1839 su progetto di Antonio Buttazzoni e del palazzo Pitteri (Ulderico Moro 1780), mentre permanevano, sino al 1871, le chiese medievali di San Pietro e Rocco.

Trieste. Piazza Grande. Palazzo Stratti e chiesa di San Pietro in un' immagine d' epoca


Immediatamente alle spalle del palazzo municipale, sul sito del vecchio edificio della Vicedomineria, Pietro Nobile realizzava nel 1815/1817 un palazzo per la famiglia Costanzi che, pur modificato nel 1840 da Valentino Valle, riuscì a conservare le sue austere caratteristiche neoclassiche originali. La piazza Grande assumerà il suo assetto definitivo, con la spettacolare apertura verso il mare del suo quarto lato e con il completamento della sua cornice architettonica, solamente dopo la seconda metà dell'Ottocento, in periodo di maturo eclettismo; nonostante i numerosi piani urbanistici predisposti in tal senso già dagli anni '20 dell'Ottocento, si diede il via all'interramento del porticciolo del Mandracchio appena nel 1858, nel 1872 veniva demolita la Locanda Grande, edificio che insisteva nell'ambito della piazza, mentre per l'eliminazione del giardino, che ancora occludeva la vista verso il mare, si doveva attendere l'inizio del secolo XX. 

frontemare

Trieste. Edifici neoclassici sul fronte mare. Da sinistra: palazzo Carciotti - Hotel de la Ville - chiesa di San Nicolò (foto Carlo Nicotra)


Si sviluppava, nel contempo, un ulteriore importante elemento del paesaggio urbano, che, analogamente alla Piazza Grande, assumerà aspetto compiuto e definitivo solo in periodo tardo eclettico; sulla linea di costa si stava infatti strutturando il significativo prospetto architettonico del “fronte mare” che si proponeva quale sito privilegiato per l'insediamento di nuovi, importanti edifici; tra questi, da ricordare, il palazzo aulico di rappresentanza che il commerciante greco Demetrio Carciotti fece edificare nel 1798. Il palazzo, che tuttora porta il nome del suo primo proprietario, fu progettato dall'architetto Matteo Pertsch e ampiamente modificato, in corso d' opera, dal ticinese Giovanni Righetti, sovraintendente alla costruzione. Il suo pregevole prospetto principale, organizzato con uno zoccolo di pietra bugnata sovrastato da sei colonne ioniche d'ordine gigante, un attico e la cupola di gusto neopalladiano, affacciava sulla riva del mare, mentre il suo lato settentrionale fiancheggiava la parte iniziale destra del Canal Grande. In adiacenza, sulla stessa linea di fabbrica, furono edificati l'albergo Metternich, poi chiamato Hotel de la Ville (Giovanni Degasperi 1839) e la chiesa di San Nicolò dei Greci, eretta nel 1782 e ristrutturata da Matteo Pertsch nel 1818. Sullo Scoglio del Zucco, situato all'estremità meridionale dell'arco costiero urbano, ritroviamo la Lanterna, un ulteriore progetto redatto in più fasi dal 1824 al 1831 da Matteo Pertsch.

Trieste. La Lanterna in una stampa della metà dell' Ottocento (archivio del Comune di Trieste)


L'opera, costituita da un fusto rastremato dell'altezza di m.33,50 chiuso alla sommità da un ballatoio a forma di capitello dorico, utilizzava come base la struttura tronco-conica appartenuta ad una delle fortificazioni portuali. 


Trieste. La Lanterna

Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, in città vennero edificati altri importanti esempi riconducibili ai principi architettonici neoclassici dei quali ci rimane testimonianza; la Rotonda Pancera venne progettata da Matteo Pertsch (nome che puntualmente ricorre tra gli artefici del neoclassico triestino) tra il 1804 ed il 1806. 

Rotonda Pancera

Trieste. Rotonda Pancera (foto Carlo Nicotra)


Egli usufruì mirabilmente del lotto edificabile triangolare ideando un edificio nel quale l'angolo acuto, “arrotondato” da una struttura sorretta da quattro colonne in ordine gigante, generava una sorta di tempio semicircolare nel quale l'ordine ionico dei capitelli si contrapponeva al fregio in bassorilievo. 

Rotonda Pancera

Trieste. Rotonda Pancera. Particolare del fregio. (foto Carlo Nicotra)

Altri edifici si possono individuare nel contesto urbano del Borgo Giuseppino; tra questi la casa Mauroner Stock (Matteo Pertsch 1821), due palazzi in Piazza Venezia (Valentino Valle 1834 e Domenico Corti 1832) il palazzo Vivante (Domenico Corti 1842), ma anche due esempi di ville preesistenti allo sviluppo di quella parte della città: la villa Sartorio che, nel 1838, fu ristrutturata da Nicolò Pertsch, figlio di Matteo e la Villa Necker che, edificata nel 1782 nel contesto di un preesistente vasto giardino all'italiana (Vincenzo Struppi 1775) venne riprogettata alla fine del Settecento dal francese Champion, con accenti stilistici pre neoclassici. 

Trieste. Villa Necker ed il suo contesto in un immagine di I. Heymann del 1802 (archivio del Comune di Trieste)

Passata la metà dell'Ottocento, si verificò un generalizzato processo di modifica delle caratteristiche socio-culturali che avevano dato vita ai presupposti neoclassici; questa trasformazione, porterà alla progressiva perdita delle caratteristiche di linearietà e di purezza funzionale accolti dall'arte neoclassica e che il Laugier aveva indicato tra i fondamenti culturali dell'architettura. L'evoluzione, nel pensiero e nella materia, diverrà evidente e significativa anche a Trieste, ma questo fatto riguarderà il prossimo capitolo.

venerdì 26 gennaio 2018

Trieste - la città nuova

Trieste. Il Borgo Teresiano nel 1806 con i lotti urbani già completamente edificati rappresentati nella mappa di Ferdinando Klausberger (archivio del Comune di Trieste)

Trieste, sito fortificato dell'età del ferro, poi Tergeste romana, città bizantina e borgo medievale, fu sempre condizionata dalla sua particolare posizione geografica che la eleggeva quale uno dei punti privilegiati di collegamento tra mondo mediterraneo e Europa centrale. Il suo destino politico, dalla dedizione del 1382 in poi, fu strettamente legato a quello dei “Domini Ereditari” della Casa d'Asburgo, mentre la sua vocazione commerciale generò un rapporto spesso conflittuale con la vicina e potente Repubblica Veneta. Questa concomitanza di fattori, unitamente alla progressiva decadenza di Venezia e dell'impero Ottomano ed alla crescente potenza asburgica, fu uno dei principali fattori della profonda trasformazione subita dalla città successivamente al XVIII secolo. L'espansione territoriale degli Asburgo, avviata successivamente alla battaglia di Vienna del 1683 e consolidata con i trattati di Carlowitz (1699) e Passarowitz (1718), aveva interessato vasti seppur eterogenei territori, ponendo le basi per la nascita e lo sviluppo di una nuova potenza continentale. Carlo VI, imperatore dal 1711, nel tentativo di dare un diverso impulso organizzativo alla complessa realtà territoriale che si era venuta a creare, diede avvio ad un'opera di trasformazione della struttura medievale e feudale dei propri possedimenti, seguendo la traccia del nuovo mercantilismo già percorsa dalle principali nazioni europee. La conseguente evoluzione economica, pur rallentata da remore protezionistiche e lentezze burocratiche, facilitò l'apertura di autonome vie di comunicazione marittima, in aperta contrapposizione alla ormai decadente talassocrazia veneziana. 


Trieste. Il golfo, la città murata, le saline e il territorio circostante, rappresentati in una mappa del 1718 (archivio del Comune di Trieste)
Trieste, che sino a quel momento aveva conservato, entro le sue mura, la struttura del borgo medievale, e un'organizzazione basata sui proventi delle saline e su una misurata economia commerciale, venne proclamata porto franco (18 marzo 1719), in seguito ad una vincente competizione con altri siti portuali dell'Impero.



Trieste. Il borgo murato e le saline in una stampa del Valvasor (1689)

Questo evento provocò, negli anni seguenti, una profonda trasformazione della città, che divenne, assieme a Fiume e similmente a Ostenda, che dal nord Europa gestiva i rapporti con le Indie ed il Sud America, centro privilegiato per lo scambio commerciale tra l'impero asburgico e il bacino mediterraneo e danubiano. L' incremento demografico e le necessità operative che ne derivarono resero evidente l' inadeguatezza delle infrastrutture e del sistema politico e gestionale esistente, e la conseguente urgente necessità di un deciso ampliamento del perimetro edificato da realizzare e condurre sulla base delle emergenti esigenze funzionali. Nacque quindi l' idea della nuova città che, inizialmente denominata “Distretto Camerale”, doveva crescere in adiacenza al borgo murato, sul sito delle saline espropriate ed interrate, ed essere direttamente dipendente, dal punto di vista amministrativo e gestionale, dal potere centrale; la sua struttura urbanistica ed architettonica fu ispirata dalla collaudata e severa funzionalità delle città emporiali nordeuropee, seppure mitigata dai concetti della progettazione urbana insiti nelle nascenti ideologie neoclassiche. 


Trieste. Schema  planimetrico del Distretto Camerale (da Trieste l' architettura neoclassica - F.Caputo, R.Masiero)

Il progetto, redatto dall'architetto friulano Giovanni Fusconi (Ispettore delle Regie Fabbriche), venne approvato definitivamente nel 1736; esso prevedeva la realizzazione, sulla spianata delle saline, di 43 isolati ordinati da una pianta geometrica a scacchiera, ove i gruppi edificati venivano suddivisi e separati da 19 canali navigabili. La viabilità interna, garantita nella sua continuità dalla presenza di 34 ponti, dava accesso a oltre dieci chilometri di banchine dedicate alle operazioni di carico e scarico delle merci. Il progetto, pur costituendo l' effettivo avvio della trasformazione della città, non venne mai realizzato nelle forme previste; la carenza di adeguati finanziamenti aveva infatti ben presto portato all'abbandono della costosa realizzazione dei canali navigabili ed alla conseguente semplice occupazione edilizia dei lotti geometrici della nuova struttura urbana, mentre la morte di Carlo VI, nel 1740, e i problemi derivati alla figlia, la giovane regina Maria Teresa, dalla guerra di successione austriaca (1740 – 1748), si aggiungevano quale ulteriore seppur momentaneo freno allo sviluppo dei maggiori interventi di trasformazione. 


L' Imperatrice Maria Teresa in un ritratto del 1759 di Martin van Meytens 

Maria Teresa, dopo la pace di Aquisgrana del 1748, riprese il discorso relativo all'organizzazione commerciale asburgica e con esso la sistemazione della struttura emporiale triestina. Se da un lato la politica teresiana tendeva a ridimensionare alcune delle previsioni paterne, dall'altro si curò di emanare una serie di norme (Haupt Resolution del 29 novembre 1749) mirate al rilancio e alla riorganizzazione della struttura urbana e del suo circondario. La riproposizione del regime di porto franco per l' intera città nel 1766 e la sua estensione territoriale nel 1769, diedero nuovo vigore alle attività economiche e un conseguente impulso alle realizzazioni edilizie. 


Trieste. Opere di palificazione ed interramento nel Distretto Camerale. 

Già nel giugno del 1754, con l' avvio dei lavori di scavo di uno dei canali navigabili da parte dell'ingegnere idraulico veneziano Mattio Pirona, veniva data una seppur parziale attuazione al progetto del Distretto Camerale; il Borgo nascente, che progressivamente assumeva la denominazione di Borgo Teresiano, sopperiva alla totale carenza di alloggi della Città Vecchia, permettendo l' insediamento di una nuova, eterogenea, classe di commercianti, provenienti dalle circostanti regioni italiane, dall'Europa centrale, dalla Grecia e dai Balcani. La crescita dell'edificato, contenuta entro i limiti delle saline interrate, si sviluppò entro lo schema ortogonale inizialmente predisposto per il Distretto Camerale, pur procedendo con continui ripensamenti e riprogettazioni. Ai canali che ordinavano l'originale schema urbano, si sostituirono man mano, tranne che nel suddetto caso del Canal Grande, larghe strade che fiancheggiavano i nuovi isolati residenziali; il carattere inequivocabilmente utilitario di questi edifici, veniva denunciato dalle scarne architetture e dalla presenza, al piano strada, dei magazzini e laboratori per la conservazione e la lavorazione delle merci. Lungo il Canal Grande, divenuto elemento regolatore dell'intero quartiere, si apriva l'unica piazza esistente; a questo “vuoto” si giustapponeva il primo edificio della chiesa di S. Antonio la cui riedificazione ottocentesca, diverrà un importante esempio della “nuova” architettura neoclassica e significativo fondale scenografico dell'asse visivo che, dalle rive, si addentrava nel contesto urbano. 


Trieste. Il Canal Grande in una immagine di fine '800.

Due anni dopo l' apertura del canale (1758), tutta la parte delle ex saline compresa tra la sua riva destra e la Città Vecchia, risultava edificata. Dopo la stasi conseguente alla guerra dei sette anni (1756 – 1763), gli interramenti e l' attività edificatoria proseguirono con intensità pure negli spazi situati oltre la riva sinistra; in tale contesto molte furono le realizzazioni atte a dotare la città di adeguate infrastrutture pubbliche, quali il Lazzaretto di Santa Teresa, l' ospedale (1769), il macello (1780) la nuova strada Trieste – Lubiana (1779). Il sostanziale fallimento dei tentativi di attuare una fusione ed integrazione tra la Città Vecchia e la nuova realtà portò, nella seconda metà del secolo, alla necessità di individuare nuove direttrici di sviluppo in grado di far fronte alla tumultuosa crescita urbana. Queste impellenti finalità, vennero supportate dallo smantellamento della proprietà immobiliare ecclesiastica operata da Giuseppe II dopo la morte della madre Maria Teresa e dal conseguente riutilizzo dei fondi di proprietà degli ordini monastici che occupavano i terreni posti a sud-ovest dell'ambito urbano. 

Trieste. I lotti del "fronte mare" interessati alla realizzazione del Borgo Giuseppino, rappresentati nella mappa del 1806 di Ferdinando Klausberger (archivio del Comune di Trieste)

La vendita dei terreni espropriati al clero e la loro edificazione, avviata alla fine del secolo su progetto del 1788 dell'architetto Domenico Corti, diede origine al Borgo Giuseppino, il secondo della città nuova, che si aggregava, lungo la riva del mare, alla città costruita sulle saline ed all'area prospiciente la Porta Cavana della Città Vecchia. Un ulteriore atto della formazione della nuova città, si concretizzava con la realizzazione del terzo Borgo che, con il consueto ossequio al sovrano regnante (Francesco II), fu denominato Franceschino. La sua nascita, conseguente al decreto del 18 marzo 1796, portò la città a svilupparsi con nuovi 89 lotti di compatto edificato lungo il suo perimetro nordorientale in direzione delle pendici del colle di San Luigi. La conclusione del XVIII secolo portò alla parentesi napoleonica ed alla fine della Repubblica di Venezia che, divenuta nel 1815 dominio asburgico, lasciava campo libero a Trieste che si apprestava a divenire, nel corso dell'Ottocento, il principale ed incontrastato porto dell'Adriatico.


Trieste. Mappa del 1858 nella quale vengono indicati i tre nuovi borghi: Teresiano, Giuseppino e Franceschino. (Archivio del Comune di Trieste)